Glaucoma: nemico silenzioso della vista

Il glaucoma è la seconda causa di disabilità visiva e cecità in Italia: è dovuto all’aumento della pressione interna dell’occhio e in limitati casi alla riduzione dell’apporto di sangue al nervo ottico (il nervo responsabile della trasmissione delle informazioni visive al cervello). Un danno al nervo ottico si manifesta con una perdita del campo visivo che inizia nelle porzioni più periferiche, coinvolgendo progressivamente le porzioni centrali del campo visivo, perdita che compromette notevolmente la vista.

Inizialmente l’aumento della pressione intraoculare non viene avvertito dal paziente con alcun sintomo. In seguito quando il nervo ottico inizia a danneggiarsi si iniziano a perdere le porzioni laterali del campo visivo.

È quindi la visione laterale, superiore e inferiore, non quella centrale, ad essere la prima a danneggiarsi; per questo il deficit può non essere rapidamente percepito dal paziente, che inizia ad urtare contro gli oggetti e ad avere difficoltà alla guida, senza accorgersi che sta perdendo porzioni laterali di campo visivo.

Ecco perché è un nemico silenzioso della vista: perché nella maggioranza dei casi il glaucoma dà sintomi quando è già in fase avanzata – e può portare a cecità.

In Italia, circa 800.000 persone ne soffrono, con una prevalenza di circa 2,5% nella popolazione di etnia caucasica sopra i 40 anni.

I soggetti a rischio

I soggetti più a rischio di sviluppare glaucoma, e ai quali si consiglia, a maggior ragione, di sottoporsi a visite oculistiche periodiche, sono:

  • soggetti con parenti malati di glaucoma(rischio di sviluppare glaucoma che arriva anche al 10-15%)
  • soggetti con uno spessore corneale ridotto, che si può valutare (o è già valutato) con una pachimetria (infatti, in caso di valori pressori oculari elevati, se si utilizza il tonometro di Goldmann, il modello più preciso e diffuso, questi vengono sottostimati)
  • soggetti con un disco ottico alterato nella sua normale anatomia (riscontrabile con un esame del fundus). Un disco ottico con sospetto per glaucoma si presenta con un bordo assottigliato e con una escavazione centrale accentuata, mentre nei casi più avanzati anche il suo colorito cambia diventando bianco pallido anziché roseo).
  • soggetti con difetti del campo visivo che possono far sospettare una diagnosi di glaucoma
  • pazienti con alcuni difetti oculari predisponenti al glaucoma, come la pseudoesfoliatio lentis, la sindrome da dispersione di pigmento, o un angolo irido corneale di ridotte dimensioni
  • i miopi elevati e i diabetici
  • infine, ai pazienti che assumano compresse o eseguano iniezioni a base di cortisonici per lunghi periodi per problemi di salute generale (es. malattie reumatiche, oncologiche, ecc.), si consigliano controlli periodici in quanto l’utilizzo prolungato di questi farmaci potrebbe far aumentare il tono oculare (cortico responders)

Come prevenire il glaucoma?

La prevenzione/diagnosi del glaucoma si basa principalmente sull’effettuare una visita oculistica completa in cui si misura anche la pressione dell’occhio e si controlla il nervo ottico con l’esame di fondo oculare.

In quell’occasione sarà il medico oculista che prescriverà, se necessari, altri esami di approfondimento.
Eseguire visite oculistiche di routine è fondamentale ai fini della prevenzione.

Il glaucoma può essere trattato, almeno inizialmente con terapia medica farmacologica (colliri). Quando questa non fosse sufficiente a ridurre la pressione oculare o il danno del campo visivo progredisca nonostante una riduzione della pressione si ricorre all’intervento chirurgico e in alcuni casi a trattamenti parachirurgici (laser).

Eccessivo dimagrimento del volto: può essere trattato?

Lo svuotamento dei volumi del viso è una circostanza che tende a verificarsi abbastanza comunemente in chi è soggetto a dimagrimenti importanti che si verificano in breve tempo. Finché avviene in giovane età la pelle ha ancora una certa elasticità per reagire a questa perdita di volumi, ma più si va avanti con il tempo più la cute perde di tonicità.

Il risultato è che zigomi svuotati, guance cadenti e rughe di troppo possono fare apparire più stanchi e più avanti con gli anni di quello che in realtà si è.

Purtroppo sono molte le persone che condividono questa condizione.

A questo si aggiungono anche altri fattori che provocano lo svuotamento dei volumi del volto: cause genetiche, ormonali e stile di vita.

Prima di procedere con le possibili soluzioni al problema, ti starai chiedendo perché parliamo di trattamenti estetici in un centro oculistico: io sono la Dottoressa Giulia Fioravanti, ed oltre ad essere Medico Chirurgo Oculista sono anche Medico Estetico e mi occupo di trattamenti che eseguo proprio qui, al Centro Oculistico Chirurgico Fioravanti.

Ma torniamo a concentrarci sulle possibili soluzioni da dimagrimento eccessivo: la medicina estetica può aiutare?
La risposta è sì.

Per fortuna ad oggi, grazie ai trattamenti di medicina estetica, si possono ottenere risultati molto soddisfacenti per ripristinare i volumi del volto e per tonificare la pelle.

È importante ricordare che ogni caso è a sé, ed è quindi necessario valutare sul singolo paziente i trattamenti più adatti, perché spesso la soluzione migliore è proprio la sinergia di più trattamenti.

Vediamo alcuni di questi trattamenti.

Biostimolazione

Grazie alla biostimolazione a base di acido ialuronico la pelle viene idratata in profondità e viene stimolata la produzione di collagene. È un trattamento che si esegue attraverso iniezioni in punti specifici del volto.

Bioristrutturazione

Consiste in varie sedute in cui vengono iniettate nel viso sostanze in grado di andare a stimolare i fibroblasti a produrre collagene, rendendo così la pelle più tonica di elastica.

Fillers

Sono riempitivi sicuri che servono a ripristinare il volume del viso a livello profondo e a migliorare le rughe, mantenendo un aspetto naturale. Lo scopo infatti è quello di migliorare, non di snaturare. Il filler può essere effettuato su labbra, zigomi, rughe nasolabiali, naso, mento, tempie e zone inferiori del viso.

La storia di Martina

Qui puoi vedere un esempio di trattamento su una paziente dimagrita di 20 Kg.
Dopo un primo incontro in cui Martina – nome di fantasia – mi ha raccontato la sua storia e i suoi desideri, abbiamo iniziato insieme un percorso mirato con alcune sedute di bioristrutturazione del volto e biorivitalizzazione del contorno occhi.

Poi abbiamo proseguito con filler di acido ialuronico per rimpolpare gli zigomi e migliorare le rughe nasolabiali, che le davano un aspetto stanco e invecchiato, filler alle labbra per idratarle e rimpolparle oltre che per definirne il contorno, rinofiller per migliorare la gobba del naso, alzare la punta e dare al suo naso un aspetto più aggraziato.

Il percorso non è ancora terminato ma si notano già i miglioramenti, ma soprattutto la paziente è felice, si piace e ha ritrovato nel viso quella vitalità che non vedeva più.

Come ultimo punto, ma non per questo meno importante, ci tengo a sottolineare che non sempre la medicina estetica è la soluzione migliore: in alcuni casi è necessario intervenire chirurgicamente.

Se stai affrontando un percorso di dimagrimento hai notato delle lassità sul volto che ti provocano disagio, sappi che sono a disposizione per una prima consulenza di ascolto e valutazione, chiama e fissa un appuntamento presso il Centro Oculistico Chirurgico Fioravanti.

A presto!
Dr. Giulia Fioravanti

Allergia e congiuntivite allergica: consigli su come affrontarla al meglio

Con la primavera arrivano le allergie di stagione e tanti pazienti lamentano spesso disturbi correlati agli occhi e/o alla vista.

Cerchiamo quindi di capire il perché di questi sintomi e se sia possibile trattarli o prevenirli in qualche modo.

Allergia: di cosa si tratta?

L’allergia si verifica a seguito di una reazione anomala del sistema immunitario che comincia a produrre anticorpi per difendersi da sostanze in realtà innocue per l’organismo. Le reazioni allergiche possono riguardare sia organi sia tessuti, soprattutto le vie aeree inferiori, la pelle e le mucose del naso e degli occhi.

Se l’organismo entra in contatto con una sostanza che riconosce come pericolosa, l’incontro tra gli allergeni e gli anticorpi provoca la reazione immunitaria, che prevede il rilascio di mediatori chimici, come l’istamina, alla base del sintomo allergico. Si tratta di sintomi che variano da una lieve irritazione arrivando all’anafilassi, una grave reazione allergica che può mettere in pericolo la vita del soggetto.

Gli allergeni possono essere presenti nell’aria (come pollini, peli d’animale, acari della polvere, muffe), negli alimenti (soprattutto in alcuni, come uova, latte, pesce, crostacei, arachidi, noci, grano e soia), nei farmaci, nel siero che viene rilasciato da insetti come api o vespe durante una puntura, e anche in sostanze come il lattice e il nichel, potenzialmente irritanti.

L’ambiente è uno degli elementi fondamentali da cui dipendono le allergie stagionali. Si stima che per un italiano su due sostare all’aria aperta nella stagione dei pollini provochi dei disturbi. Tuttavia, vi sono allergeni presenti anche in casa, ma anche in luoghi al chiuso e particolarmente affollati, come locali o palestre.

Che cos’è la congiuntivite allergica?

La congiuntivite allergica è un’infiammazione della congiuntiva, cioè quello strato mucoso superficiale che riveste internamente la palpebra e si ripiega per coprire la sclera, la robusta membrana fibrosa bianca che copre l’occhio, fino al margine della cornea.

Secondo uno studio scientifico le allergie oculari colpiscono tra il 6 e il 30% della popolazione. L’allergia congiuntivale può essere acuta o cronica e in molti casi è associata alla rinite allergica.

Quali sono le cause della congiuntivite allergica?

La congiuntivite allergica è causata da un’eccessiva sensibilità a sostanze estranee (allergeni) come pollini, polvere, sostanze chimiche, ecc.

Pertanto, in base ai fattori che la causano, si distinguono varie forme cliniche:

  • congiuntivite allergica stagionale (pollini),
  • congiuntivite perenne (acari, spore fungine, pelo di animali),
  • congiuntivite atopica, giganto-papillare (generalmente associata all’utilizzo di lenti a contatto)
  • congiuntivite da contatto (es. agenti chimici).

Quali sono i sintomi della congiuntivite allergica?

Il sintomo principale della congiuntivite allergica è il prurito a cui si associano spesso lacrimazionebruciorearrossamento oculare e gonfiore palpebrale.

Spesso questi sintomi si associano anche a sintomi rinitici, cutanei e respiratori.

Sappiamo bene quanto le allergie creino disagio, proprio perché in ogni soggetto portano molto spesso ad una presenza di più sintomi contemporaneamente.

Ci sono però alcuni comportamenti che possono aiutare ad alleviare questi sintomi, vediamo insieme quali.

Tra le mura domestiche:

  • Effettuare il ricambio dell’aria al mattino presto o alla sera tardi, quando la concentrazione di pollini nell’aria è inferiore, e tenere le finestre chiuse nelle ore centrali del giorno.
  • Asciugare le pareti della doccia per evitare la formazione di muffa e utilizzare il deumidificatore.
  • Lavare frequentemente pavimenti, tende e tappeti.
  • Cambiare spesso le lenzuola.
  • Usare specifiche fodere antiacaro per cuscini e materassi ed evitare i materiali che attirano polvere, preferendo nell’acquisto dei mobili vinile, legno, metallo e pelle.
  • Lavare i propri animali domestici una volta alla settimana per eliminare gli allergeni presenti nel pelo.
  • Utilizzare soltanto aspirapolveri dotate di filtri specifici.
  • Evitare per quanto possibile il contatto con tappeti, tappezzerie, moquette e peluche.

In ufficio:

  • Evitare di aprire le finestre durante la giornata lavorativa preferendo arieggiare l’ambiente all’arrivo.
  • Non entrare in contatto con fiori e piante.
  • Mantenere l’ufficio pulito dalla polvere per evitare allergie da acari.

All’aperto:

  • Evitare di frequentare luoghi ad alta concentrazione di pollini, come parchi e giardini. Se possibile preferire una gita in luoghi di mare o di montagna.
  • Non uscire nelle ore centrali o più calde della giornata, in cui la concentrazione pollinica è maggiore.
  • Evitare i primi momenti di un temporale, poiché la pioggia facilita il rilascio di allergeni da pollini.
  • Cercare di respirare con il naso, che al contrario della bocca trattiene parte degli agenti presenti nell’aria.
  • Controllare i calendari informativi per valutare in quali periodi dell’anno la presenza di polline è maggiore e bisogna fare maggiore attenzione.
  • Chi utilizza il motorino o la bicicletta dovrebbe usare la mascherina e gli occhiali da sole, se possibile di tipo avvolgente.
  • Tenere i finestrini dell’automobile chiusi e, se presente, attivare il filtro antipolline.

Chi soffre di allergia dovrebbe seguire una terapia adeguata alla propria condizione. Vi sono quattro tipi di soluzione, in base al tipo di allergia e al soggetto che ne soffre:

  • Antistaminici e antiallergici topici: si trovano in forma di spray o collirio e sono utili per alleviare le riniti e le congiuntiviti allergiche stagionali.
  • Corticosteroidi per uso topico: anch’essi adatti al trattamento di riniti che compaiono stagionalmente.
  • Antistaminici orali: da assumere per alleviare sintomi allergici come prurito e riniti e congiuntiviti allergiche con manifestazioni quali rinorrea, prurito nasale o oculare, starnuti e lacrimazione.
  • Immunoterapia specifica: è il cosiddetto “vaccino” per le allergie, la terapia elettiva più importante poiché l’unica in grado di interferire con i meccanismi immunologici alla base dell’allergia.

Tutti questi consigli appena elencati consentono di alleviare sia i sintomi legati a riniti e a vie respiratorie sia sintomi oculari come lacrimazione o prurito: aggiungiamo solo che anche le lacrime artificiali aiutano a tenere gli occhi “puliti” dagli allergeni.

È anche importante ricordare che gli antistaminici vanno utilizzati con moderazione e per un periodo limitato di tempo secondo prescrizione medica. In particolare per la congiuntiva allergica si consiglia una visita dal medico oculista per valutare la terapia più adatta.

Trattamenti estetici in vista dell’estate: quali sono i più indicati?

L’estate è dietro l’angolo e alcuni trattamenti di medicina estetica non si possono più fare perchéé non sono compatibili con l’esposizione al sole.

Ci sono però alcuni trattamenti indicati anche nel periodo primavera-estate: servono a nutrire la pelle, idratarla, a stimolare il collagene, spianare le rughe, non sono invasivi e non richiedono lunghi periodi di attesa per vedere i risultati.

Prima di procedere a parlarti di questo ti starai chiedendo perché parliamo di trattamenti estetici in un centro oculistico: io sono la Dottoressa Giulia Fioravanti, ed oltre ad essere Medico Chirurgo Oculista sono anche Medico Estetico e mi occupo di trattamenti che eseguo proprio qui, al Centro Oculistico Chirurgico Fioravanti.

Ma torniamo a noi e veniamo al dunque, ecco i tre trattamenti di medicina estetica che consiglio prima dell’estate:

1. Biostimolazione/biorivitalizzazione e bioristrutturazione

Questo tipo di trattamento è perfetto in vista dell’estate, ce ne sono di tanti tipi ma lo scopo è lo stesso: idratare la pelle in profondità e stimolare la produzione di collagene.
La pelle così sarà più idratata, tonica e luminosa.

I componenti principali sono: acido ialuronico, vitamine, antiossidanti e polinucleotidi.
Il trattamento non è invasivo e prevede delle microiniezioni in diversi punti dell’area che si vuole andare a trattare.
Non ci sono controindicazioni e non è doloroso.

2. Filler a base di acido ialuronico

L’acido ialuronico oltre ad essere un riempitivo sicuro e naturale che serve a ripristinare i volumi e distendere le rughe, ha anche una funzione di idratazione.

É quindi un ottimo alleato per la nostra pelle.

Il Filler potrebbe fare al caso tuo se vuoi distendere le rughe statiche, cioè quelle causate da rilassamento cutaneo e perdita dei volumi o se vuoi dare tono alle labbra; adatto anche per trattare zigomi, rughe nasolabiali, naso, mento, tempie e parte inferiore del viso.

3. Tossina botulinica

La tossina botulinica è il trattamento ideale per migliorare e spianare le rughe.

La zona in cui viene più utilizzata è il terzo superiore del volto e sulle rughe cosiddette dinamiche, quelle cioè causate dal movimento dei muscoli facciali: sulle rughe della fronte, quelle della glabella (le rughe che si formano tra le sopracciglia) e sulle rughe perioculari (le cosiddette zampe di gallina).

La tossina botulinica ha anche altre indicazioni tra cui l’iperidrosi e per chi ne soffre, soprattutto andando verso l’estate, dà ottimi risultati per ridurre la sudorazione di ascelle, mani e piedi.

Se sei interessat@ all’argomento ti invito a leggere l’articolo del blog dedicato: I 5 usi alternativi del Botox che forse non conoscevi

Se sei arrivat@ fino a questo punto significa che probabilmente sei interessata@ a qualche tipo di trattamento estetico. Il mio consiglio è quello di fissare una prima consulenza di medicina estetica, e dopo un’attenta analisi valuteremo insieme il tipo di trattamento più adatto a te.

A presto!

Dr. Giulia Fioravanti

Patologie del nervo ottico: cosa è bene sapere

Quando l’oculista vi raccomanda di sottoporvi con regolarità ad una visita oculistica completa, vi sta dicendo indirettamente che l’occhio è un organo sensibile e che richiede di essere visitato con attenzione in ogni sua parte per essere certi che sia in salute e ben funzionante.

Ci sono patologie infatti, che hanno bisogno di esami specifici per essere individuate in modo tempestivo ed evitare così che compromettano la vista, purtroppo spesso in modo permanente.

Una parte di queste patologie riguarda il nervo ottico.

Il nervo ottico è il nervo sensitivo che collega ognuno dei globi oculari, tramite le vie ottiche, alla parte del cervello responsabile della visione, situata nel lobo occipitale.

La funzione del nervo ottico è quella di trasportare le immagini ricevute dal sistema visivo, trasformate in impulsi nervosi, fino al cervello, dove verranno elaborate.

Quali sono le problematiche che possono colpire questa parte dell’occhio? Quali sono i fattori scatenanti? Si possono curare?
È quello che cercherò di spiegarvi nelle righe che seguono.

La neurite ottica è una grave patologia del nervo ottico, che colpisce principalmente i soggetti in età compresa tra i 18 e i 50 anni. Si tratta di una patologia da non sottovalutare, in quanto può portare ad una importante riduzione della capacità visiva e in alcuni casi addirittura alla cecità.

Solitamente si presenta solo in un occhio, ma può capitare che il problema si evolva in forma bilaterale, aumentando il rischio di perdere del tutto la vista. La neurite ottica può essere divisa in tre categorie:

  • Neurite ottica ischemica anteriore
  • Neurite ottica tossica
  • Neurite ottica retrobulbare

Vediamole quindi insieme nello specifico per imparare a distinguerle.

1. Neurite ottica ischemica anteriore

La neurite ottica ischemica anteriore può essere spiegata come un infarto della parte anteriore del nervo ottico: il sangue non raggiunge correttamente le vie visive causando un danno delle fibre nervose.
Il sintomo principale è rappresentato da una forte riduzione della vista, che avviene generalmente nella parte centrale del campo visivo (più raramente in quella superiore o inferiore).

La neurite ottica ischemica può presentarsi in due forme distinte: la forma non arteritica e la forma arteritica.
La forma non arteritica è causata dall’occlusione delle arterie che irrorano gli occhi; da cosa è causata l’occlusione? Di solito dipende:

  1. da una particolare conformazione della testa del nervo ottico
  2. oppure da ipertensione arteriosa, diabete, fumo, colesterolo alto, infarto del miocardio.

La forma arteritica invece è una delle conseguenze dell’Arterite di Horton, una malattia autoimmune che colpisce i vasi sanguigni.

Entrambe queste forme possono essere diagnosticate attraverso una visita oculistica completa che preveda:

  • un esame del fondo oculare
  • un esame del campo visivo;

La conferma della diagnosi avviene solitamente tramite fluorangiografia e per l’Arterite dì Horton tramite esami ematochimici con VES e PCR.

Come si può curare la neurite ottica ischemica anteriore?

Entrambe le forme vengono trattate con la somministrazione di steroidi da assumere per via orale o endovenosa. Il trattamento della forma arteritica di questa patologia dipende però anche dal percorso di cura previsto per l’Arterite di Horton.

2. Neurite ottica tossica

Veniamo quindi alla seconda categoria di neurite, quella ottica tossica.

È causata, come suggerisce il nome stesso, da un’intossicazione dovuta all’ingestione o all’assorbimento di alcuni principi attivi farmacologici o di sostanze con effetti tossici: una forma frequente è l’alcol tabagica che colpisce i grossi fumatori e bevitori.

Si manifesta generalmente con una importante riduzione della capacità visiva (che avviene in maniera graduale e può colpire uno o entrambi gli occhi) e con scotoma, cioè con la formazione di un’area di cecità nel campo visivo.

La terapia principale è basata sulla sospensione immediata dell’assunzione della sostanza che potrebbe essere la causa del problema e sulla somministrazione di vitamina B.

3. Neurite ottica retrobulbare

La neurite ottica retrobulbare consiste nell’infiammazione della parte posteriore del nervo ottico e può essere causata da differenti fattori: patologie infettive, traumi all’occhio, alterazioni arteriosclerotiche delle arterie celebrali anteriori, intossicazioni.

I suoi sintomi sono in parte gli stessi di altre forma di neurite: offuscamento delle immagini, scotoma, percezione alterata dei colori, e dolore oculare. A tali sintomi sono talvolta associati foseni, cioè piccole scintille o puntini luminosi che disturbano la visione. L’esame del fondo oculare all’inizio è normale e alterazioni della papilla ottica possono manifestarsi nel tempo.

Nel giro di circa due settimane dalla comparsa dei sintomi si verifica il peggioramento della funzione visiva che, se trattata correttamente, può invece migliorare in 30-45 giorni.

La diagnosi della neurite ottica retrobulbare può essere effettuata tramite visita oculistica con esami specifici per valutare lo stato del campo visivo e la salute del nervo ottico. Molto importante è anche il test PEV (potenziali evocativi visivi), con il quale si analizza in profondità la corteccia visiva oltre che il nervo ottico.

La terapia per questa patologia consiste solitamente nella somministrazione di corticosterodi in grado di far regredire l’infiammazione, limitando i danni e accelerando il recupero della visione (che avviene di norma nel giro di poche settimane).

Ipermetropia: cos’è e come va trattata

L’ipermetropia è un difetto di refrazione a causa del quale la vista da vicino risulta maggiormente sfuocata rispetto a quella da lontano, nel caso di ipermetropie elevate risulta sfuocata anche quest’ultima.

Nell’ipermetropia la luce proveniente dagli oggetti non viene messa a fuoco perfettamente sulla retina, ma su un piano posto dietro ad essa.

Nell’ipermetropia lieve, finché si è giovani, l’occhio riesce a compensare il proprio difetto con il meccanismo naturale dell’accomodazione (cioè il potere di mettere a fuoco che ha il cristallino modificando la sua forma all’interno dell’occhio), ma verso i 40-45 anni circa questa capacità inizia a diminuire e allora si rendono necessarie le lenti correttive.

Ecco perché con l’avanzare dell’età l’ipermetropia va corretta con gli occhiali, perché non si è più in grado di compensare il deficit.

Quali sono le cause e i sintomi dell’ipermetropia?

Le cause possibili della malattia sono tre: una curvatura corneale insufficiente, un cristallino mal formato o l’occhio troppo corto.

Se dovessimo descriverne invece i sintomi, innanzitutto si manifesta difficoltà a guardare oggetti vicini e si sente spesso la necessità di strizzare gli occhi per vedere più chiaramente.

Questo sforzo eccessivo della messa a fuoco spesso determina delle conseguenze quali:

  • bruciore;
  • lacrimazione dell’occhio;
  • dolori degli occhie mal di testa dopo la lettura, la scrittura, il lavoro al computer o lo svolgimento dei compiti con i bambini;
  • ipersensibilità alla luce

Diagnosi

La diagnosi si effettua sottoponendosi ad una visita oculistica, sia per i bambini che per gli adulti.
L’ipermetropia si misura in diottrie. Più elevato sarà il difetto, più grande sarà la correzione da prescrivere.

Nei bambini in particolare si utilizzano le gocce “cicloplegiche”, che vanno a dilatare la pupilla per annullare l’effetto compensatorio del cristallino e sono quindi in grado di smascherare il difetto reale.

Ovviamente si tratta di gocce appositamente studiate per i loro occhi e con effetto temporaneo.

Trattamenti 

Come già accennato all’inizio dell’articolo, l’ipermetropia si può correggere con occhiali o lenti a contatto.
Una seconda opzione di trattamento è la chirurgia refrattiva che si avvale dell’utilizzo del laser a eccimeri.

L’applicazione del laser ad eccimeri può essere eseguita sia con la tecnica FEMTOLASIK (quella che usiamo maggiormente) sia con la tecnica PRK.
Il laser che noi utilizziamo è di ultima generazione, grazie al quale è possibile trattare ipermetropie più elevate rispetto a un tempo e con risultati eccellenti e rapido recupero della vista.

Se ti interessa approfondire l’argomento ne abbiamo parlato di recente anche qui.

Prevenzione

Come raccomandiamo sempre ai nostri pazienti la prevenzione è importante, anche nell’ipermetropia.

Se noti qualcuno dei sintomi elencati poco fa prenota subito una visita oculistica: sarà il tuo medico oculista ad indicarti come procedere in base alla tua situazione.

L’ipermetropia è un difetto di refrazione e come tale occorre prendersene cura ed evitare che si aggravi ulteriormente.

Ricordati anche che sono necessarie visite oculistiche periodiche, fondamentali soprattutto nella prima infanzia fino ai 3 anni di età, o prima se esiste familiarità per patologie oculari.

Presta attenzione anche a questi segnali: se il tuo bimbo quando guarda gli oggetti o la televisione tende a strizzare gli occhi, se li sfrega o li storce (possibile strabismo), fissa quanto prima una visita oculistica di controllo.

Se desideri prenotare una visita oculistica contatta il nostro centro, ci trovi a Bologna, in Piazza Trento e Trieste 2/2

 

Filler a base di acido ialuronico: ecco perché non sono tutti uguali

Se fino ad oggi pensavi che “Di filler c’è n’è uno”, sono qui per spiegarti che non è proprio così.

Di filler ne esistono numerose tipologie, che differiscono l’una dall’altra per diversi fattori.

È il medico estetico che si preoccupa di scegliere quello più adatto in base alla zona da trattare, ma di questo ne parleremo meglio fra qualche minuto.

Prima vorrei partire dalle basi, e spiegarti che cos’è il filler e da cosa è composto.

Che cos’è il filler?

Dal punto di vista chimico l’acido ialuronico è un polimero lineare appartenente alla classe dei glicosaminoglicani.

È un parolone un po’ difficile, lo so, ma ti basti sapere che in pratica è uno dei componenti fondamentali dei tessuti animali: a livello della cute, ed in particolar modo nel derma, è presente sia in forma libera, sia unito alle proteine.

Conferisce alla cute idratazione grazie alle sue capacità di trattenere l’acquatonicità grazie alle sue proprietà di aggregante della matrice extracellulare (la sostanza “compattante” il derma).
Una sua carenza determina un indebolimento dell’impalcatura della cute con conseguente riduzione di tono, idratazione e resistenza: tutto ciò determina la formazione delle rughe.

In che forma si presenta in natura?

L’acido ialuronico libero non ha proprietà biomeccaniche, ciò significa che è liquido, non è un gel solido come siamo abituati a vederlo nella siringa.

Perché quindi viene reso gelatinoso? Se venisse iniettato in forma liquida sotto una ruga per risollevarla, non si avrebbe nessun risultato; inoltre, essendo liquido sarebbe assorbito dal tessuto nel giro di poche ore.

Per questo motivo, l’acido ialuronico deve essere trasformato in gel: un gel in grado di reggere il peso di un tessuto e sollevarlo, nel caso ad esempio  di una ruga cutanea.
Il gel di ialuronico dei filler (quelli che vengono commercializzati e utilizzati come dispositivi medici) è creato attraverso processi per acquisire proprietà biomeccaniche (viscosità ed elasticità) e per integrarsi nel tessuto (quello che viene definito durata).

Durante il processo di lavorazione si utilizza una sostanza chimica legante, anche detta cross-linkante per creare dei legami tra i filamenti di acido ialuronico. I filamenti legati tra loro diventano stabili, come una rete compatta, e il tutto diventa un gel solido.

Ricapitolando

  • Acido ialuronico libero: nessuna proprietà visco-elastica, liquido al tatto, durata di poche ore. È utilizzato come iniettivo nella cosiddetta biostimolazione: essendo liquido dà solo uno stimolo al tessuto dove viene iniettato e viene assorbito rapidamente.
  • Acido ialuronico reticolato o cross-linked: proprietà visco-elastiche, vari gradi di durezza o morbidezza, gelatinoso al tatto, durata variabile quantificata in mesi. È utilizzato invece per integrarsi con i tessuti, dare loro una forma e durare nel tempo.

Cosa cambia da un filler ad un altro?

Il numero delle molecole cross-linkanti e il tipo di legame che formano renderà il gel, cioè il nostro filler, morbido, denso o duro: più forti e numericamente alti saranno i legami, maggiore sarà la rigidità e la durezza di un filler, al contrario, legami deboli e numericamente inferiori andranno a rendere il filler più morbido.

Ma c’è anche un altro fattore importante che differenzia i diversi tipi di filler, ovvero la concentrazione di acido ialuronico utilizzata (espressa in mg/ml).

Le varie aziende che producono varianti di filler cambiando questi parametri fondamentali sono in grado di realizzare filler con proprietà molto diverse tra loro in termini di morbidezza/durezza, durata maggiore/minore, integrazione nel tessuto ottimale o meno.

Ecco due parametri importanti per quantificare le proprietà visco elastiche:

Il modulo elastico – G’ (g prime): indica la capacità del filler di ritornare alla propria forma originaria quando sottoposto a forze dinamiche. In sostanza, più alto è il modulo elasticopiù duro e compattosarà il gel.

La viscosità – G” (g secondo): la forza che lega insieme le particelle dell’acido ialuronico e indica la resistenza del filler alle forze dinamiche. In questo parametro potremmo anche definirlo come la coesività del gel, tuttavia a causa della mancanza di una tecnica di misurazione standardizzata, le opinioni scientifiche sono in conflitto.

Ecco perché affidarti ad un medico estetico professionista…

Alla luce di quanto detto finora è chiaro che le informazioni sul tipo di filler da utilizzare, in particolar modo la concentrazione e il tipo di cross-linkaggio, sono fondamentali nella scelta del tipo di filler da utilizzare e sulla sua collocazione nel viso.

Il medico estetico deve essere a conoscenza di queste informazioni, perché è da loro che dipende la scelta giusta del filler.

Ad esempio, se si deve trattare una zona delicata e con cute sottile si dovrà utilizzare un gel morbido (quindi con un grado e percentuale di cross-linkaggio bassi). Utilizzare un filler duro (e quindi con un grado e percentuale di cross-linkaggio alti) significherebbe creare dei noduli visibili.

La conoscenza quindi del tipo di filler è fondamentale.

Ecco perché spiego ai miei pazienti che non sempre si possono trattare con un’unica fiala vari distretti del volto.

Il filler da utilizzare va scelto in base all’area da trattare, alla tecnica iniettiva che si utilizza e all’obiettivo che si vuole ottenere.

Solo così si avranno risultati ottimali e naturali.

…E se invece fosse necessaria un’iniezione di Botox? Qui parlo delle differenze tra Filler e Botox, altro argomento davvero interessante!

Se ti interessano argomenti inerenti alla medicina estetica ne parlo in modo approfondito anche sul mio profilo Instagram @dr.giuliafioravanti o sulla mia pagina Facebook.

Ti aspetto!
Dott.ssa Giulia Fioravanti

5 falsi miti sulla vista che devi conoscere

Leggende metropolitane, rimedi della nonna, consigli trovati per caso sul web, spesso sugli occhi e sulla vista se ne sentono davvero di tutti i colori, quindi se stai leggendo questo articolo, sappi che potresti rimanere sorpreso dai falsi miti di cui ti parlerò fra poco.

Sono la Dottoressa Giulia Fioravanti, medico chirurgo oculista presso il Centro Oculistico Chirurgico Fioravanti, e negli anni, parlando con i miei pazienti o con amici, ho raccolto alcune false credenze sulla vista davvero curiose.

Qui ne riporterò 5, ma sul mio profilo Instagram @dr.giuliafioravanti trovi la rubrica “Vero o Falso?, dove di volta in volta puoi scoprire nuovi falsi miti su occhi e vista, perciò se ti va, ti invito a seguirmi.

Ma torniamo a noi e ai nostri 5 falsi miti, sei pront*?

1. Portare sempre gli occhiali indebolisce la vista

Se ti hanno mai detto una cosa simile, sappi che non è assolutamente vera!
Portare occhiali da vista non indebolisce l’occhio, ma anzi, fa sì che la vista non peggiori.
È vero che alcuni difetti di refrazione peggiorano con il tempo, ma questo non dipende in alcun modo dall’utilizzo degli occhiali.
Ricorda che portare la giusta gradazione di lenti per la corretta vista da lontano e/o da vicino fa sì che ci si veda meglio e che ci si stanchi meno.

2. Utilizzare un collirio lubrificante cura l’occhio secco

La secchezza oculare è una patologia cronica in cui non vengono prodotte abbastanza lacrime e il film lacrimale è deficitario.
Usare le cosiddette lacrime artificiali dà sicuramente sollievo per un po’, ma non va considerata come una cura, perché non risolve il problema alla base.
Piuttosto rivolgiti ad medico oculista che sappia valutare il tuo caso e prescriverti la terapia più adatta a te.

3. La visita oculistica non serve a meno che non si abbiano problemi agli occhi

La verità? Non esiste affermazione più falsa di questa.
Ci sono molti nemici silenziosi per gli occhi come il glaucoma, la maculopatia, il diabete (solo per nominarne alcuni) che solo una visita oculistica completa può diagnosticare.
Ecco perché è consigliabile sottoporsi ad una visita con regolarità.

4. Usare molto il computer e gli schermi danneggia gli occhi

Utilizzare Pc, tablet e cellulare a lungo, così come la televisione, può causare affaticamento e secchezza oculare ma non danneggia gli occhi.
Se usi spesso smartphone o altri dispositivi è importante invece fare delle pause ogni 20 minuti e guardare un punto lontano da noi: cambiando la visuale e la distanza, l’occhio sarà meno stanco e affaticato.
Un ultimo consiglio può essere quello di usare delle lacrime artificiali per lubrificare gli occhi, dato che quando fissiamo uno schermo tendiamo ad ammiccare solo dalle 5 alle 7 volte al minuto.

5. Se si incrociano gli occhi si può rimanere strabici

Assolutamente falso!
I muscoli extraoculari permettono ai nostri occhi di muoversi in tutte le direzioni e incrociare gli occhi non comporterà nessun problema di strabismo.
Lo strabismo è una patologia che ha altre cause come ad esempio possono essere problematiche muscolari o neurologiche.

Se sei arrivato fino a qui significa che l’argomento è stato d’interesse, perciò ti aspetto su questo blog al prossimo articolo.

A presto!
Dr. Giulia Fioravanti

I 5 usi alternativi del Botox che forse non conoscevi

Quando pensiamo alla tossina botulinica  spesso la colleghiamo soltanto alla correzione delle rughe dinamiche, in particolare quelle del terzo superiore del viso: fronte, glabella, zona perioculare.
Come sappiamo bene in questi casi è uno dei trattamenti estetici più efficaci: è in grado di attenuare la ruga, in alcuni casi di rimuoverla, e di prevenire la formazione di nuove.

In realtà il Botox si presta anche ad una serie di trattamenti che forse non conoscevi e che si rivelano altrettanto efficaci. Vediamo insieme quali sono.

1. Lifting del naso per alzarne la punta

Questo trattamento è adatto ai pazienti che hanno la punta del naso che tende verso il basso in statica o anche in dinamica (ovvero quando si parla o si sorride).
Si effettua anche per correggere gli effetti dell’invecchiamento del naso: infatti con il passare del tempo la punta del naso spesso tende a ruotare verso il basso creando un’espressione meno giovanile del viso.

2. Correzione delle “Bunny lines”

Si tratta delle pieghe mimiche nasali, quelle rughe verticali che si formano nella parte superiore del naso quando si sorride o si ride.
Questo trattamento minimizza le pieghe dinamiche laterali della piramide nasale, conferendo un minor effetto “stropicciato” del naso.

3. Bruxismo, addolcimento dei lineamenti e dell’angolo mandibolare

Il digrignamento dei denti (bruxismo) avviene attraverso all’azione di un muscolo denominato massetere.
In chi soffre di bruxismo il massetere aumenta di dimensione e si tende ad avere una mascella più larga e squadrata.
Ecco che si utilizza la tossina botulinica iniettandola nel massetere non solo per migliorare il bruxismo ma anche per ingentilire i lineamenti e l’angolo mandibolare e rendere l’ovale del viso più morbido e femminile.

4. Correzione del sorriso gengivale, cosiddetto “Gummy smile”

I pazienti che ne soffrono espongono la gengiva superiore durante il sorriso.
Questo disturbo può essere molto fastidioso e produrre un difetto estetico notevole, il trattamento con la tossina botulinica consente di correggerlo e di restituire al sorriso un aspetto più naturale.

5. Addio alle rughe del collo

La tossina botulinica viene impiegata nel collo per migliorarne l’aspetto e renderlo più giovane.
Infatti agisce sul muscolo platisma la cui azione incide sulle rughe orizzontali del collo e anche sulle due bande verticali che si vedono fra mento e clavicola, le cosiddette “collane di Venere”.

Ricordiamo sempre che tutti questi trattamenti di medicina estetica richiedono una conoscenza avanzata dell’anatomia umana, pertanto vanno eseguiti solamente da un medico estetico esperto.

Intervento di cataratta: ecco le innovative lenti intraoculari trifocali

Quando viene diagnosticata la cataratta (opacizzazione del cristallino) è consigliabile non aspettare che la vista peggiori senza fare nulla.

L’intervento di cataratta è una delle più comuni chirurgie oculari al mondo e ha trasformato la vita di tantissimi pazienti.

Durante l’intervento di cataratta il cristallino ormai appannato (la lente naturale che abbiamo nell’occhio) viene sostituito con una lente artificiale chiamata lente intraoculare o IOL.

La scelta della lente intracoulare: lente trifocale PanOptix®

Esistono molte lenti intraoculari sul mercato e una delle più innovative si chiama lente trifocale PanOptix, che è presente sia nella versione standard sia in quella torica, per correggere anche l’astigmatismo.

Perché questo tipo di lente intraoculare fa la differenza?

Perché garantisce ai pazienti una visione migliore e più nitida.

Inoltre, mentre le lenti multifocali standard presentano soltanto una messa a fuoco da lontano e una da vicino, la lente trifocale PanOptix® presenta una messa a fuoco anche per la media distanza: ecco perché si chiama trifocale.

I vantaggi della lente trifocale PanOptix®

Ecco i vantaggi di questo tipo di lente intraoculare:

  1. permette di vedere senza sforzo, senza occhiali, mettendo fuoco perfettamente.
  2. permette di vedere in alta definizione con colori più brillanti e vividi
  3. vari studi clinici dimostrano che il 99% dei pazienti a cui è stata impiantata questa lente, la sceglierebbero ancora

Se desideri maggiori informazioni sulla lente intraoculare PanOptix® o sull’intervento di chirurgia della cataratta puoi contattare il Centro Oculistico Chirugico Fioravanti via mail: info@fioravantioculista.it o chiama lo 051-392798.